Benvenut* al Corso Mindfulness e meditazione per ansia e attacchi di panico

5° settimana

Come tornare al presente usando il corpo

L’ansia è un genere particolare di paura. Molte persone con cui ho lavorato sull’ansia mi hanno raccontato con stupore che la paura che più le mandava in ansia era la paura della paura. L’ansia non sorge quasi mai in relazione a un evento nel momento stesso in cui l’evento si verifica. Nasce come paura legata al futuro di un evento che la nostra mente predice come molto pericoloso o catastrofico per noi.

Perché l’ansia ha un effetto così potente? Perché il nostro cervello interpreta quel pensiero di paura come reale e manda al corpo dei segnali precisi che ci fa precipitare in uno stato di agitazione sempre più profondo. Quando anche il nostro corpo è coinvolto in questo processo, la nostra identificazione con quello stato emotivo è TOTALE e quindi molto potente. È un po’ come se non riuscissimo più a riconoscere il fatto di aver avuto nella nostra vita anche momenti di profonda tranquillità e quindi è un po’ come se pensassimo che noi siamo solo capaci di aver paura di ogni cosa. Tutto ciò che vediamo è la paura. Non vediamo chi ci sta di fronte, né la situazione in sé, né il paesaggio in cui ci troviamo. Vediamo solo la paura e crediamo di essere quella paura. Quando siamo in questo stato di identificazione, la nostra mente non riesce più a ragionare in modo lucido.

Per uscire da questa forte identificazione dobbiamo fare un passo al di fuori della nostra mente ed entrare nel nostro corpo. Il corpo ci aiuta a tornare al presente. Ti avviso, all’inizio questo esercizio potrebbe essere molto difficile perché quando la mente è molto identificata con la paura, il corpo reagisce come se quella paura fosse reale. Potrebbe essere che quando porterai la tua attenzione al corpo, noterai sensazioni che non ti piaceranno per nulla. Forse sensazioni che hai tentato di allontanare per tutta la vita. Ci potrebbe essere tachicardia, respiro affannoso, sensazione di oppressione al petto, tensione, bruciore…

ESERCIZIO 9 – ETICHETTATURA

Siedi in posizione comoda, con la schiena eretta ma non rigida. Fai qualche respiro più profondo e gentilmente chiudi gli occhi, disponendoti in ascolto.

Quando senti che la mente comincia a stabilizzarsi e a rilassarsi, lascia andare il respiro e porta la tua attenzione al corpo.

L’esercizio consiste nel prendere nota di tutte le sensazioni fisiche che percepisci nel tuo corpo nel momento stesso in cui sorgono SENZA giudicarle o cercare di reprimerle.

Per farlo in modo neutro, impara a usare delle etichette, cioè dai a ogni sensazione un’etichetta precisa di una sola parola. Potresti avvertire: calore, pulsazione, vibrazione, freddo, puntura, oppressione, peso, formicolio, bruciore, tensione, rilassamento… Nomina una a una le varie sensazioni fisiche che avverti nel tuo corpo, dando l’attenzione a quelle che percepisci come più forti. Osservale con attenzione e nota come cambiano e non restano mai uguali a sé stesse. Segui questo flusso, notando come tutto è impermanente. Non c’è ragione di temere il dolore perché prima o poi passerà. E non c’è ragione di aggrapparsi al piacere perché prima o poi passerà.

ATTENZIONE!

“Dolore” o “fastidio” non sono etichette corrette. Riesci a vedere come non si tratti infatti di sensazioni fisiche pure ma solo di una reazione della tua mente alle stesse? La mente giudica una sensazione di brucione e pulsazione come “dolore” e questo ti toglie dal presente. La parola dolore sta già applicando un filtro alla realtà, mentre la parola bruciore, tensione, pressione, pulsazione sta descrivendo obiettivamente la realtà etc.

Puoi svolgere questo esercizio seguendo le sensazioni più forti e spostandoti man mano che passano, oppure procedendo con ordine dalla testa ai piedi per scandagliare l’intero corpo.

Pratica di vipassana

Se vuoi questa traccia audio ti può aiutare a praticare l’ascolto del corpo.

ESERCIZIO 10: la tecnica r.a.i.n.

I QUATTRO PRINCIPI PER LA TRASFORMAZIONE CONSAPEVOLE

In molti ritiri di consapevolezza occidentali si insegnano i 4 principi per la trasformazione con l’acronimo R.A.I.N.: riconoscimento, accettazione, investigazione, non identificazione.

RICONOSCIMENTO

Questo è il primo fondamentale punto quando vogliamo operare in noi una trasformazione (e quindi uscire dalla sofferenza in cui ci troviamo). Quando soffriamo, abbiamo paura, sentiamo di essere bloccate, dobbiamo prima di tutto essere disposte a vedere la realtà così com’è. Negare la realtà ci imprigiona. Un diabetico che nega la sua malattia non è libero, un manager che nega il forte stress che colora la sua vita nemmeno. La nostra sofferenza diventa più profonda se non riconosciamo la nostra rabbia, la nostra paura, la nostra insoddisfazione… Riconoscere quello che stiamo provando e dargli un nome ci restituisce la libertà. Significa portare luce dove prima c’era oscurità.

ACCETTAZIONE

Questo secondo principio ci permette di rilassarci e aprirci a ciò che stiamo sperimentando. È molto importante perché a volte il riconoscimento può portare avversione, il desiderio che le cose siano diverse da come sono. Accettazione non significa passività perché dover accettare alcune sensazioni è un processo attivo molto potente. Non significa nemmeno non far nulla perché le cose vadano meglio, ma aprire il cuore in modo totale e incondizionato a tutto ciò che stiamo vivendo.

INVESTIGAZIONE

Una volta che abbiamo riconosciuto e accettato la realtà che abbiamo davanti, possiamo fare un passo ulteriore e andare in profondità nell’investigare la natura di quella esperienza. Nel buddismo questo tipo di ricerca si chiama visione profonda e si basa su quattro ambiti con cui viviamo l’esperienza: corpo, sensazioni, mente e percezioni.

Si tratta quindi di sentire se avvertiamo una zona particolare del nostro corpo che reagisce alla difficoltà che stiamo vivendo con sensazioni forti (per esempio mal di pancia, di testa etc.) e provare a indagare queste sensazioni (come nell’esercizio dell’etichettatura spiegato poco sopra).

In seguito proviamo a vedere se queste sensazioni sono piacevoli, spiacevoli o neutre.

Poi osserviamo tutti i pensieri e immagini che si associano a questa difficoltà. Mentre lo facciamo, notiamo che sono solo storie.

Infine proviamo a osservare l’esperienza nel suo insieme: che percezione ne abbiamo? è sempre uguale a sé stessa, muta, cambia, si sposta, si rigenera? Ci identifichiamo con essa? È fonte di felicità o di infelicità per noi?

NON IDENTIFICAZIONE

Se proviamo paura possiamo domandarci: “È questo ciò che sono realmente?”. Scopriamo che quando siamo identificate con quella paura non siamo libere, né sincere. Se riusciamo a fare un passo indietro allora siamo libere di lasciar andare e dimorare nella pace.

Parlare con la paura

Da ripetere più volte se necessario

Questa settimana

  • Dedicati all’esercizio dell’etichettatura, ripetendolo almeno una volta al giorno per almeno 15-20 minuti (puoi usare la traccia audio se vuoi)
  • Pratica il metodo R.A.I.N. ogni volta in cui ti senti minacciata da un’emozione molto forte.
  • Ascolta l’audio: parlare con la paura (più volte lo pratichi meglio è)

La dispensa

Questo pdf è una copia della dispensa di questa settimana che hai letto sopra pensata per permetterti di stamparla con facilità nel caso volessi conservarla.