i 7 pilastri della mindfulness

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i 7 pilastri della mindfulness

Hai l’impressione di non riuscire a vivere la tua vita pienamente e di non trovare soddisfazione in ciò che fai ogni giorno? Ti lasci spesso travolgere da emozioni e stati mentali distruttivi quali rabbia, tristezza, desiderio? Anche se non pratichi la meditazione formale e non sai molto di mindfulness, seguire questi sette principi ti aiuterà a canalizzare meglio le tue energie e ad affrontare le difficoltà con più serenità.

che cos’è la mindfulness

Ci sono solo due errori che si possono fare nel cammino verso la felicità: non andare fino in fondo e non iniziare.
Shakyamuni Buddha

La mindfulness può essere definita come la consapevolezza che sorge dal prestare attenzione in modo costante e continuato al momento presente in modo non giudicante. La parola inglese è la traduzione di sati, che in lingua pali significa consapevolezza.

Quando siamo consapevoli, stiamo vivendo a pieno il momento presente. La nostra mente è libera da pensieri che la trascinano verso il futuro, o il passato e non è interessata a giudicare ciò che sta vivendo. È in una disposizione di totale apertura, come un fiore di loto che si dischiude al sole e non ha bisogno di giudicare se i raggi sono troppo forti, o la luce troppo accecante, o il fango in cui cresce troppo torbido. Si gode il suo momento, attimo dopo attimo, proprio così com’è.

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Essere consapevoli ci permette di comprendere come la nostra mente, i nostri pensieri, i nostri stati mentali, creano la nostra realtà. Ciò che sta fuori è in realtà lo specchio di ciò che abbiamo dentro. Più ci avviciniamo al momento presente con apertura d’animo e presenza e più riusciremo a portare serenità e pace nelle nostre giornate.

Come insegna il maestro zen Tetsugen Serra, essere consapevoli ci fa realizzare i nostri cinque poteri, che sono già presenti in noi ma che raramente, se non mai, utilizziamo:

  • Controllo della mente
  • Non attaccamento
  • Amore universale
  • Presenza nella realtà
  • Capacità di cambiamento

Realizzando questi cinque poteri, possiamo accedere facilmente a una vita serena e felice.

La mindfulness può essere coltivata attraverso la pratica di meditazione formale, ma anche semplicemente seguendo i sette principi che insegna nella vita di tutti i giorni.

i 7 pilastri della mindfulness, ovvero 7 principi per avere una vita più serena e felice

NON GIUDIZIO

La nostra mente genera costantemente pensieri. Se osserviamo la natura di questi pensieri, ci renderemo conto di quanto giudizio contengano, sia nei riguardi della realtà esterna, che verso noi stessi. Questi pensieri giudicanti sono spesso causa di dolore, perché ci impediscono di godere di ciò che c’è, o delle nostre qualità.

La mente è naturalmente predisposta a giudicare perché fa parte del kit fornitoci per la sopravvivenza della specie. Quello su cui possiamo lavorare non è tanto il fatto di non giudicare più, quanto il lasciare andare l’attaccamento al giudizio che emettiamo. Quando un giudizio è intriso di emozioni negative distruttive ci rimane attaccato addosso, impedendoci di essere liberi e quindi felici. Così ci capiterà di pensare continuamente, in modo automatico, a quanto ci piaccia, o non ci piaccia una cosa, o una persona.

Come la storia dei due monaci nella foresta. Stanno tornando al monastero, quando si imbattono in una donna bellissima che chiede loro aiuto per attraversare il fiume. Uno dei due monaci non esita a prenderla in braccio e portarla sull’altra sponda. La donna li ringrazia e loro riprendono a camminare verso il monastero. “Hai toccato una donna,” Dice dopo diversi minuti l’altro monaco, “è un atto impuro che non avresti dovuto commettere.”

“Sai qual è la differenza tra me e te?” Risponde allora il monaco che ha portato la donna. “Che io l’ho presa in braccio per farle attraversare il fiume, mentre tu la stai ancora portando con te!”.

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È pressoché impossibile non giudicare, ma è possibilissimo lasciare andare tutto il carico emotivo che si porta dietro il giudizio. In questo modo il giudizio può essere trasformato in discrimine. Una capacità mentale neutra che ci aiuta a dirigerci con sicurezza verso certe persone, o luoghi e rifuggire da altre.

Discriminare è utile per compiere delle scelte e tuttavia non ci ingabbia in stati mentali negativi quali attaccamento, o avversione.

Quando sorge il giudizio dentro di noi, possiamo per prima cosa notarlo, quindi gentilmente tornare al nostro respiro e rimanere in contatto con esso, in uno spazio ampio e leggero di non giudizio.

Non giudicare non significa non operare delle scelte, bensì discriminare ciò che è più adatto a noi e viverlo totalmente, senza bisogno di prestare attenzione al bisogno compulsivo della nostra mente di formulare a tutti i costi un’opinione.

L’antidoto più efficace contro il giudizio, tuttavia, è la gentilezza amorevole, che possiamo indirizzare verso noi stessi, o verso gli altri.

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MENTE DEL PRINCIPIANTE

“Nella mente di principiante ci sono molte possibilità, in quella da esperto poche”, scrive Shunryu Suzuki-Roshi nel suo libro “Mente zen, mente di principiante”.

La maggior parte delle volte viviamo la nostra vita attraverso una fitta lente di preconcetti, esperienze passate, concetti astratti, o aspettative sul futuro. Questo filtro ci impedisce di vedere la realtà per ciò che è e tende a farci compiere sempre le stesse scelte e a vivere le stesse esperienze.

La mente del principiante è priva di filtri, proprio come quella di un bambino e vede ogni cosa con meraviglia. Non discrimina tra bello e brutto, ma resta aperta ad accogliere con stupore ogni cosa.

Il principiante non si lascia frenare da opinioni, o pregiudizi, ma assapora totalmente la sua vita, sapendo che ogni istante è nuovo, non ancora vissuto, puro.

La mente da principiante non è interessata a sfoggiare le proprie conoscenze, bensì ad ascoltare ciò che gli altri hanno da dire, per imparare da ogni situazione e continuare a evolvere. In questo modo non sperpera la sua saggezza ma ne acquista di sempre nuova.

pilastri mindfulness
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L’esperto vive in uno stato di paura perché ha sempre una posizione da difendere, il principiante segue il flusso della vita, è fluido, non ha nulla da temere.

Per il principiante la vita è un’avventura perché ogni istante è nuovo, mentre per l’esperto la vita è noiosa, a volte anche infelice perché tutto è già conosciuto.

Per coltivare la mente del principiante, osserva i bambini molto piccoli. Sanno stupirsi in ogni momento. Non sono interessati ad accumulare sapere. Ascoltano con meraviglia le fiabe anche se le conoscono già a memoria. Cambiano spesso parere, perché ogni momento è diverso. Piangono solo il tempo del dolore fisico, senza patire il dolore di origine mentale. Non hanno bisogno di programmare, cristallizzare, schematizzare, restano sempre aperti a ciò che arriva e lo accolgono con curiosità.

PAZIENZA

La pazienza è secondo il Buddhismo una delle dieci paramita, ovvero le qualità che una mente deve coltivare per ottenere lo stato di illuminazione del Buddha.

Essere pazienti è la chiave principale per dissolvere rabbia e odio dalla nostra vita. Grazie alla pazienza possiamo coltivare la consapevolezza nei momenti di rabbia e sciogliere il suo potere distruttivo.

La pazienza ci insegna che gli eventi si dipanano secondo il loro ritmo naturale e non necessariamente secondo i nostri piani, o il nostro desiderio di controllo. L’urgenza continua di essere in un posto diverso da quello in cui siamo è un modo di creare infelicità. La pazienza ci riporta al momento presente e ci aiuta ad accettare ciò che c’è.

Quando ci ammaliamo, o ci feriamo, la pazienza ci aiuta a sopportare il dolore fisico e a non caricarlo di emozioni e pensieri che ci porterebbero a soffrire ancora di più. Se siamo pazienti, siamo anche saggi e accettiamo di dover riposare, o fermarci, perché il nostro corpo, secondo i suoi tempi, ritorni al suo equilibrio.

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Quando è l’impazienza a guidare le nostre azioni, non siamo in grado di trarre il massimo beneficio da ciò che stiamo facendo e rischiamo di rovinare, perdere, o distruggere ciò che stiamo facendo. Così roviniamo anche i rapporti, nell’impazienza di dire la nostra, o di giudicare, o di trarre conclusioni.

La pazienza è la più alta forma d’amore. Fare un respiro paziente è il modo più saggio che abbiamo per portare compassione in noi stessi e verso gli altri.

Quando il giudizio sorge in modo automatico, essere pazienti ci aiuta a fare un passo indietro, a osservare e lasciare andare.

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FIDUCIA

La fiducia in sé stessi e nelle proprie sensazioni è fondamentale per poter operare scelte in serenità e vivere una vita serena.

Avere fiducia significa permettere a sé stessi di essere come si è, senza alcun timore dei giudizi esterni, ma soprattutto senza soccombere al giudizio interno che critica e distrugge.

Quando si ha fiducia nelle proprie sensazioni è possibile prendere le decisioni giuste, quelle in accordo con il nostro cuore, senza lasciarsi influenzare dagli altri.

La fiducia è una fiamma che tutto riscalda, senza bruciare, che dona luminosità alla nostra persona e ci permette di entrare nelle relazioni in modo solido, adulto, indipendente. Una persona che ha fiducia in sé stessa non ha bisogno di criticare gli altri, non prova invidia, non disperde tutte le sue energie cercando di piacere agli altri. Non deve dimostrare niente a nessuno e può procedere con serenità sul suo cammino.

Avere fiducia in sé stessi significa amarsi al di là dei propri limiti, o piuttosto, grazie ai propri limiti.

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NON CERCARE RISULTATI

Nella pratica di mindfulness e di meditazione non c’è bisogno di ottenere niente, né di essere diversi da come si è, né di fare qualcosa per ottenere dei risultati. Il fulcro della pratica è proprio l’aprirsi a quello che c’è senza tentare di modificarlo.

Nella vita di tutti i giorni è fondamentale lasciare andare le aspettative. Ciò non significa lavorare al di sotto delle proprie capacità e non porsi degli obbiettivi, bensì lasciare andare l’attaccamento al risultato. Più le aspettative sono alte e più alta è la caduta. Ciò che accade quando cerchiamo disperatamente un risultato è che impediamo al processo di avvenire, lo blocchiamo. La nostra visione, infatti, è limitata. Non abbiamo sufficiente saggezza per comprendere davvero cosa sia meglio per noi. Se sapessimo infatti come raggiungere la felicità, non avremmo bisogno di inseguire risultati. Lasciare andare il desiderio e l’attaccamento al risultato, permette al processo di avvenire al suo meglio. Va bene quindi porsi degli obiettivi e impegnarsi al massimo per raggiungerli, ma è necessario lasciare andare l’attaccamento al risultato per poter lavorare in modo più sereno e concentrato e permettere alla vita di esprimersi al suo meglio.

Lasciare andare le aspettative apre le porte alla novità. Ci permette di fluire insieme alla vita e di godere del suo flusso senza il bisogno compulsivo di andare a destra, o a sinistra, quando in realtà non vediamo che a una spanna dal nostro naso.

Lasciare andare le aspettative è come appoggiare uno zaino pieno di pietre e tirare un sospiro di sollievo: ah! Non dobbiamo arrivare da nessuna parte, l’unica cosa che conta è il passo che stiamo facendo in questo momento. Possiamo prenderci cura di questo unico passo come fosse il primo e l’ultimo che stiamo facendo e tutto il resto può andare sullo sfondo.

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Lasciare andare le aspettative è come osservare con curiosità e stupore un fiore che sta sbocciando. Di che colore saranno i suoi petali? Ci siamo occupati di questo semino, piantandolo, bagnandolo e mettendolo al sole. Gli abbiamo dato un po’ di nutrimento quando è uscito dalla terra e ora che sta per sbocciare possiamo riposarci e godere a pieno della sua magia.

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ACCETTAZIONE

Accettazione significa vedere con chiarezza le cose e accettarle così come sono nel presente. Molti confondono l’accettazione con la rassegnazione. In realtà sono due stati mentali molto diversi. Quando accetto, non mi sto forzando a essere diverso da come sono, lo faccio consapevolmente, piantando il semino della pace nel mio cuore. Quando mi rassegno, al contrario, è perché ho lottato contro qualcosa che non sono riuscito a sconfiggere e contro cui ho provato una forte avversione. Nell’accettazione c’è una pace profonda, nella rassegnazione invece c’è rabbia, tristezza, delusione.

Accettare comporta un atto di fiducia. È come quando da bambini giocavamo a lasciarci cadere di schiena, con una persona alle nostre spalle che ci prendeva poco prima di toccare terra. Non sto parlando di una fiducia cieca, ma di un senso di profonda connessione con noi stessi e la vita. Sappiamo con assoluta certezza che alle nostre spalle c’è qualcuno che ci afferrerà prima di cadere e più profondamente abbiamo capito che non è con l’avversione che riusciremo a cambiare ciò che non ci piace. Né col giudizio, o la fuga.

Accettare significa fare pace con ciò che è già presente, sapendo che il fiume è in continuo movimento. Tutto passa, tutto scorre. Il bello passa, il brutto passa. Non c’è nulla che resta.

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Accettare significa guardare con grande attenzione e presenza dentro di noi. Cosa sentiamo in questo momento? Cosa proviamo? Che sensazioni fisiche ci sono? È possibile osservarle senza identificarci? Cosa siamo in questo momento? Osserviamo con maggiore attenzione: chi è che sta soffrendo in questo momento?

Accettare significa comprendere che la vita è anche un gioco. A volte ci basterebbe fare un profondo respiro, o una risata, per renderci conto di quanto seriamente stiamo prendendo ogni cosa. Possiamo lasciare andare le emozioni negative e sintonizzarci sul nostro respiro, le nostre sensazioni corporee, il battito del nostro cuore? Possiamo accettare che in questo momento nulla è come vorremmo, ma tutto è in definitiva come deve essere?

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LASCIARE ANDARE

“Fate qualsiasi cosa con una mente che lascia andare. (…) Se lasciate andare poco, avrete poca pace. Se lasciate andare molto, avrete molta pace. Se lasciate andare completamente, conoscerete una completa pace e libertà. I vostri conflitti col mondo avranno fine.” Scrive Achaan Chah nel suo meraviglioso libro ‘I maestri della foresta’ .

Il fondamento di qualsiasi pratica meditativa è il lasciare andare. Lasciare andare le aspettative, i desideri, le emozioni, il bisogno di essere diversi da quelli che si è, la necessità di fare qualcosa, di raggiungere degli obiettivi, addirittura lasciare andare la pratica meditativa stessa.

Nella vita, la felicità è intimamente legata alla nostra capacità di lasciare andare. Più ci aggrappiamo ai nostri desideri, ai nostri giudizi, alle emozioni che ci abitano, agli stati mentali, alle cose materiali, alle persone, e più soffriamo.

Quando si parla di lasciare andare gli attaccamenti a cose, persone, stati mentali e obiettivi, le persone spesso si ribellano. “Mi stai quindi dicendo che devo essere indifferente a ogni cosa?”.

No, il lasciare andare non ha nulla a che vedere con l’indifferenza. Osserva con attenzione l’indifferenza. È uno stato mentale complesso, fatto da vari strati. Se scavi a fondo, forse troverai del lieve risentimento, o dell’avversione, o un sentimento di delusione e frustrazione.

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Lasciare andare è invece uno stato mentale collegato alla libertà, quindi alla gioia. Quando si lascia andare si è in pace, in completa armonia con il momento presente.

Lasciare andare è la nostra vera natura. Siamo come dei fiumi: eternamente in movimento. Tutto è in divenire, tutto è destinato a crescere, modificarsi e morire. Più impariamo a lasciare andare e più faremo pace con questa realtà di impermanenza. Faremo pace con la morte, con la perdita, la malattia, la vecchiaia.

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In conclusione, coltivare questi sette stati mentali della mindfulness è fondamentale se vogliamo camminare verso la nostra felicità e quella di chi ci sta intorno.

Bibliografia

Achaan Chah, I maestri della foresta, la pratica della meditazione di visione profonda, Ubaldini Editore, 1989
Shunryu Suzuki-Roshi, Mente zen, mente di principiante, conversazioni sulla meditazione e sulla pratica zen, Ubaldini Editore, 1978
Jon Kabat-Zinn, Mindfulness per principianti, Mimesis, 2014
Sharon Salzberg, L’arte rivoluzionaria della gioia. Il potere della gentilezza amorevole e il sentiero verso la libertà, Ubaldini Editore, 1995
Maestro zen Tetsugen Serra, La via della meditazione, Cairo Publishing, 2015