Videocorso base di meditazione
3° settimana
Come abbiamo visto, la concentrazione può essere applicata a tanti oggetti diversi, non solo al respiro. Se questi oggetti non sono interni (come ad esempio un mantra che ci ripetiamo mentalmente) dovremo ricorrere a uno o più dei nostri sensi.
La maggior parte delle volte è più facile raggiungere la concentrazione a occhi chiusi, ritraendo i sensi, ma non sempre è possibile. Viviamo vite frenetiche, con poco tempo a disposizione e la sensazione di dover sempre correre per riuscire a sentirci in pace con noi stessi a fine giornata. Può essere molto utile spezzare questa folle corsa con piccole pause in cui sfruttiamo azioni che svolgiamo normalmente durante la giornata per praticare la concentrazione e la consapevolezza.
Questa settimana ti propongo quindi due pratiche molto semplici e altrettanto potenti che ti aiuteranno a entrare in concentrazione facendo uso dei tuoi cinque sensi, quindi senza isolarti completamente dal mondo.
1.
La prima è ben descritta nelle dispense che trovi qui sotto ed è una pratica di purificazione antichissima, il tratacka, appartenente alla tradizione dello yoga. Si tratta di fissare la fiamma di una candela senza sbattere le palpebre, mentre si cerca di riassorbire la mente e tutto il suo chiacchiericcio sull’immagine della fiamma. Questa pratica acuisce molto la concentrazione, è capace di calmare, favorisce il sonno ed è di grandissimo beneficio per gli occhi. Trovi qui sotto la traccia audio guidata.
2.
La seconda è invece una pratica di concentrazione e di mindfulness sul cibo.
Se è vero che per vivere dobbiamo tutti mangiare, è vero che per vivere bene dobbiamo imparare a mangiare bene. Con mangiare bene non intendo seguire diete particolari (anche se certamente aiuta), ma portare consapevolezza al processo del mangiare, troppo spesso dimenticato o relegato in secondo piano rispetto ad altre attività . È molto raro che abbiamo la possibilità di assaporare realmente ciò che abbiamo nel piatto, perché la maggior parte delle volte lo facciamo in modo meccanico.
Una cosa molto importante che dobbiamo tenere sempre in mente è che noi mangiamo anche le nostre emozioni. Questo significa che se sediamo a tavola e ci mettiamo a litigare con nostro marito, oltre alla pastasciutta mangeremo anche rabbia. Se mentre mangiamo guardiamo il telegiornale che fa il bollettino dei morti e dei feriti, mangeremo anche paura e così via.
A volte la nostra attenzione è così presa dai pensieri e dalle immagini che ci corrono nella mente che non ci accorgiamo di essere già sazi e continuiamo a mangiare per noia, frustrazione, agitazione o tristezza.
Quando mangiamo facendo altro (per esempio guardando il cellulare o la televisione) stiamo sprecando la preziosa opportunità di nutrire il nostro corpo e la nostra anima nel profondo. Questa cattiva abitudine è all’origine della maggior parte dei disagi alimentari. Nutrire noi stessi significa darci amore e quando ci connettiamo al cibo con attenzione, cura e amore, stiamo guarendo le nostre ferite.
Qui sotto trovi due tracce. Nella prima ti guido in una pratica di mindful eating, nella seconda ti porto a riflettere sul concetto di interdipendenza partendo dal cibo.
L’interdipendenza è un concetto molto caro ai buddisti, perché quando viene compresa a livello profondo è in grado di dissipare la sofferenza. Si tratta di una visione profonda sulla realtà capace di mostrare come ogni essere e ogni cosa presente su questo pianeta e in tutti gli universi sia legata a ogni altra da una rete di connessioni invisibili.
Questo fa cadere l’idea di un io auto-esistente e indipendente da tutto il resto e ci riporta alla nostra vera essenza che non conosce separazione dal Tutto.

